Misura 54
Anelli autentici esempi dell?artigianato tradizionale dell?area tibetana e nepalese e sono apprezzati tanto per la bellezza estetica quanto per il significato profondo delle pietre.
Anello superiore:
Argento 925 lavorato a mano
Pietra centrale:
Corallo rosso, molto utilizzato nelle tradizioni tibetane e nepalesi. Pietre laterali Turchese, altra pietra sacra per la cultura tibetana.
Lavorazione:
Le pietre sono incastonate in castoni bordati da una sottile cordonatura in argento. La struttura è ampia, con una forma rettangolare allungata.
Anello inferiore:
Anche in questo caso, argento 925.
Pietra centrale:
Lapislazzuli, riconoscibile per il colore blu intenso con leggere pagliuzze dorate (pirite).
Pietre laterali:
Ancora una volta corallo rosso.
Lavorazione:
Simile al primo anello, ma con una disposizione inversa di colori e con il lapislazzuli che funge da pietra dominante centrale.
Origine culturale e simbolismo (Tibet/Nepal)
Nel contesto tibetano e nepalese, questi anelli hanno un significato profondo, specialmente per i materiali usati:
Turchese (turquoise): Simbolo di cielo e mare, è associato alla protezione, alla guarigione e alla buona fortuna. È spesso donato come amuleto
Corallo rosso:
Simboleggia la vita, la forza vitale. È anche considerato protettivo contro il malocchio, le energie negative e le influenze maligne, soprattutto nei viaggiatori. Nelle tradizioni buddiste e indiane, è spesso indossato per rafforzare il coraggio, equilibrare le emozioni e promuovere la salute fisica e spirituale.
Lapislazzuli:
Associato alla saggezza e alla mente superiore, alla visione spirituale e alla meditazione. È molto apprezzato anche nel buddismo
Questi anelli non sono esclusivamente cerimoniali, ma il loro uso può variare: Uso quotidiano:
Sono spesso portati anche quotidianamente, soprattutto da persone che abbracciano la tradizione tibetana o che ne fanno parte.
Occasioni speciali:
Indossati durante cerimonie religiose, rituali, matrimoni o festival come il Losar (capodanno tibetano), oppure quando si va in pellegrinaggio. In alcune comunità, però, il valore delle pietre e la lavorazione possono farli considerare oggetti da portare solo in occasioni rilevanti, come segno di prestigio.
La tradizione della lavorazione di gioielli con argento e pietre semi-preziose come turchese, corallo e lapislazzuli in Tibet e Nepal è antichissima che risalgono a oltre mille anni fa, con continuità almeno dal VII-VIII secolo d.C. durante il regno di Songtsen Gampo in Tibet, epoca in cui il buddhismo venne introdotto nella regione.
Questa produzione artigianale ha sempre avuto un ruolo sia estetico che rituale, con forte legame con il buddhismo tibetano (soprattutto nella corrente vajrayana). Gli anelli non erano solo decorativi, ma veri e propri oggetti di potere spirituale o simbolico, spesso associati al karma, alla protezione o all?energia dei chakra. La lunghezza marcata di questi anelli (più che in modelli occidentali) ha più motivi, non solo estetici:
Visibilità simbolica: Devono essere ben visibili anche a distanza, specie se usati da lama o devoti durante riti.
Protezione spirituale: Le dimensioni maggiori delle pietre permettono di ?portare con sé? una maggiore energia protettiva (secondo la credenza tibetana).
Status sociale o religioso: Anelli di queste dimensioni erano a volte indossati da maestri spirituali, monaci o capi tribali, anche per marcare il proprio ruolo.
Fattore estetico: La bellezza e l?equilibrio visivo erano e restano importanti. Spesso, soprattutto in epoca più recente la funzione è prettamente decorativa o identitaria.
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